Naturopata per destino

La mia storia

Sono sempre stata attratta dalla Natura. Come mia mamma che parlava con le piante, anch’io amavo confidarmi con gli elementi naturali e nella solitudine della mia terrazza, riflettevo sulla sofferenza umana, rivolgendo alla Luna le mie domande e la mia tristezza per un dolore che non riuscivo a comprendere. Dalla scuola e dalla religione arrivavano risposte che sentivo profondamente incomplete, e così le mie notti trascorrevano in lunghe chiacchierate con Simona, la mia migliore amica. Ricordo che parlavamo dell’Universo, dell’Anima, dello scopo della nostra vita… E le amate Stelle stavano ad ascoltare.

Ma la scuola portò nella mia vita una novità: i libri. Alle elementari mi innamorai di “Storia delle storie del mondo”, che narrava le vicende degli dei della mitologia greca. Mi piaceva calarmi nelle avventure di questi dei gelosi, vendicativi, violenti, amorevoli, geniali, creativi e distruttivi, così simili agli umani nella loro follia. Un giorno, io e la Simo scoprimmo “La Profezia di Celestino”, e ne fummo affascinate!

Al Liceo, mentre lottavo con l’incubo della Matematica, cominciai ad appassionarmi a Fisica e Filosofia. Ero attratta dalla fisica quantistica, che sentivo di comprendere profondamente – a differenza della fisica classica -, dalle filosofie orientali, dall’Antico Egitto. Così iniziai a leggere Freud, Groddeck, i testi di Anatomia, Fisiologia, Biologia, i classici della letteratura, affascinata dall’Essere Umano, spinta dall’instancabile bisogno di comprendere le origini e le forme del corpo e dell’anima, sempre cercando una risposta all’antica domanda che rivolgevo alla Luna: perché il dolore? Perché la malattia?

Vedevo con chiarezza che l’uomo era l’origine della sua stessa sofferenza e con altrettanta chiarezza vedevo quanto sarebbe stato facile vivere nella Pace, nella Bellezza e nella Verità, ma non riuscivo a condividere le mie sensazioni con nessuno. I temi erano altri e nessuno si occupava veramente dell’Anima. Inaridita e delusa, avvertivo sempre più un senso di diversità e separazione che mi addolorava intimamente. Mi sentivo sbagliata e fuori luogo, perciò decisi di cambiare me stessa per aderire a quello che il mondo voleva da me. Misi a tacere la mia Anima, in cambio di una falsa normalità e di un po’ di pace. Ma l’Anima non tace. Mai.

Intanto, continuavo a mentire a me stessa e a 20 anni mi iscrissi alla Facoltà di Economia. Quello fu l’anno in cui mi venne diagnosticato il diabete mellito tipo 1 o giovanile, condizione con la quale avrei dovuto convivere per tutta la vita. Così, dal nulla, il mio pancreas “mi tradiva” costringendomi alla dipendenza. E ancora l’antica domanda: perché? E come sempre nessuna risposta. Per i medici, l’origine di questa patologia é ignota ed io dovevo quindi accettare che il mio corpo giovane, vitale e sano si fosse ad un certo punto “inceppato” senza alcuna spiegazione. Ma come si può accettare tutto questo? Eppure, per sopravvivere mi rassegnai anche a ciò: dovevo portare avanti i miei studi, mostrarmi forte, sforzarmi di rientrare nella solita “normalità”.

Poco tempo dopo, Ester – una carissima amica – mi regalò uno strano libricino dalla copertina gialla e blu: Bach e i suoi fiori. Iniziai a leggerlo con poco interesse, ma con mia enorme sorpresa mi scoprii affascinata da questo medico del Galles. Il mondo della medicina mi era familiare: i fratelli di mio padre sono medici stimati e mi hanno amorevolmente aiutata all’esordio della mia malattia. Tuttavia, le parole del dott. Bach risuonavano in me con una forza e una verità straordinarie, capaci di descrivere in maniera precisa e semplice la complessità delle nostre emozioni: le paure, il senso di solitudine e smarrimento, la perdita della speranza, la rabbia, la profonda tristezza, l’invidia, l’odio… E come queste emozioni originassero dall’allontanamento dell’Essere Umano dalla sua Essenza profonda, Anima o Natura. Tutto acquisiva un senso nuovo ed entusiasmante, perché Bach sosteneva che questi stati d’animo potessero essere riarmonizzati, trasformati in qualità, grazie alle Essenze di alcuni Fiori, nostri alleati nella trasformazione.

Per la prima volta, trovavo una risposta a ciò che accadeva in me e in tutti noi, e malgrado la malattia, malgrado la sofferenza, mi sentivo finalmente felice, grata e commossa, emozioni che riuscivo a condividere soltanto con le mie amiche vere, anime simili con cui ho l’onore di fare il mio cammino di vita.
Bach e i suoi Fiori diventarono compagni preziosi fino alla laurea in Economia, quando decisi di partire per l’Australia per un master in Marketing presso l’Università di Melbourne, spinta dal forte desiderio di allontanarmi dal mio contesto che mi faceva sentire “sbagliata”.

In me si faceva strada con prepotenza la ribellione verso la Scienza e la Religione che, dopo i miei studi in Economia presso l’Università Cattolica, ancora più palesemente si rivelavano artefatte, senza risposte, senz’anima. Avevo 25 anni e in quella magnifica città (Melbourne) mi sentii per la prima volta a casa, libera! Decisi, in quella terra così lontana, di perdermi per ritrovare finalmente me stessa: mi ricreai e mi reinventai da zero, testimone delle mie manifestazioni, con l’incanto di una bimba che si affaccia fiduciosa al mondo con cui si confronta e che risponde con meravigliosa autenticità. Allora tutto era vero, i rapporti erano veri, così come veri erano i miei successi e i miei fallimenti, veri perché generati dal me più profondo. La straordinaria e potente Natura australiana, che impavida riconquistava terreno nella metropoli mi riempiva di gioia e mi riconnetteva all’Universo e alla sua abbondanza: stabilivo, giorno per giorno, una connessione intima con la Natura e lo facevo mentre camminavo per strada, durante le pause pranzo, dalle finestre della facoltà, dentro le pareti di libri della magnifica biblioteca del centro, nelle relazioni con le persone che incontravo. Indimenticabili le notti nei Deserti senza confini, le camminate nelle Rain Forests, le traversate della Terra Rossa… E ancora, l’immersione nel vasto Oceano, l’incontro con gli Aborigeni, tutto era autentico, tutto era “naturale”, mi sembrava di riunirmi alle nostre origini più lontane, a chi siamo e da dove veniamo. Percepivo che la Vita doveva essere vissuta così, senza inquinamento, senza costrizione ma nella totale spontaneità e naturalezza di anima e corpo

Sì, l’Australia mi ha regalato tutto questo: Pienezza profonda, Potenza della Natura e della mia Natura, Gioia, Gratitudine, Autenticità, Libertà!
Purtroppo, il mio Visto non mi permetteva di restare più a lungo e dopo quasi un anno fui costretta a tornare in Italia. Non dimenticherò mai il giorno della partenza, in aeroporto: quel dolore, quel sentimento di essere strappata alla mia terra, al mio paradiso, quel pianto dell’Anima, che niente poteva consolare. Come avrei potuto, adesso che avevo conosciuto la Libertà, la Vita vera, tornare nel Vecchio Mondo e riaddattarmi all’inautenticità del vivere?

Claudia Polenghi - La mia storia

Dopo la bellissima esperienza in Australia, mi presentai con entusiasmo ai miei primi colloqui in società di Marketing a Milano, quando ricevetti una proposta. In quei mesi, un importante collaboratore dell’azienda di mio padre fu costretto, per problemi familiari, a dedicare meno tempo al lavoro. Mio padre mi chiese allora di sostenerlo in quel momento critico. La mia risposta fu immediata e chiara: no! Non volevo lavorare con lui, avrei trovato la mia strada e dimostrato a tutti che ero indipendente. Mio padre mi propose allora di fare una prova di 6 mesi, al termine dei quali sarei stata libera di scegliere se andarmene o restare. Mi convinse. Mi innamorai del suo importante collaboratore, che divenne il mio compagno di vita, e mi dedicai da subito all’implementazione di un ramo aziendale nuovo, insieme ad un gruppo di lavoro meraviglioso con cui, nell’arco di 7 anni, ho vissuto un’esperienza umana e professionale indimenticabile seppur complicata. Ma non era il mio posto, e lo sapevo fin dall’inizio…

Ed ecco un altro viaggio. Questa volta in Messico. Dopo aver visitato la casa dello sciamano del villaggio e assistito ai riti di guarigione nella chiesa dissacrata, con uova, paglia e coca-cola, incominciai a sentirmi male: tachicardia, spasmi allo stomaco e alla pancia, gambe tremanti e testa confusa. Cosa diavolo mi stava accadendo? Stavo perdendo il controllo, stavo morendo? Diagnosi sciamanica: esperienza di morte e rinascita. Diagnosi occidentale: attacco di panico! Naturalmente, questa fu per me l’unica diagnosi accettabile, ora che finalmente, dopo anni di sforzi per essere “normale”, la mente scientifica e razionale aveva preso il sopravvento.

Rientrata in Italia, dopo numerose e noiose indagini cardiovascolari e gastrointestinali, tutte e sempre ad esito negativo, iniziai ad assumere Lexotan sotto prescrizione medica. Ho il ricordo di un periodo strano, un periodo di incertezza che mi estenuava, portandomi a sperare di “avere qualcosa” davvero, a sperare di avere una diagnosi certa per poter essere curata. L’esperienza Lexotan fu terribile. Certo, non soffrivo più di tachicardia, ma mi sentivo talmente inebetita e apatica, che lo abbandonai dopo soli tre giorni. Iniziai anche una psicoterapia, una seduta alla settimana, per me molto inutile e noiosa, ma tutti dicevano mi avrebbe fatto bene…

In tutta questa confusione, una conoscente mi passò il contatto di una reflessologa che le era stata d’aiuto. Ma sì, tentiamo anche questa! Dopo la prima seduta mi prescrisse dei fiori di Bach. Ricordo ancora l’immediato effetto dei Fiori sul mio corpo, il rilassamento che dal profondo inondava la mia interiorità e il mio intestino: avvertivo il rilascio profondo delle sue pareti e un senso di gioia immotivata che arrivava da dentro.
Erano Rock Water, Rock Rose e Water Violet, i miei Fiori salvatori. A partire da quel momento, fui rapita dal fascino di questo mondo e mi immersi nella ricerca. Avevo sperimentato sulla mia pelle il miracolo che la Natura aveva attivato, dovevo indagare, dovevo sapere di più (link a pagina fiori).

Fu così che scoprii la Scuola Italiana di Medicina Olistica (SIMO), che proponeva percorsi di Naturopatia basati sul pensiero olistico, che concepisce l’Essere Umano come un Intero di Anima e Corpo e che promuove la massima espressione del suo potenziale per il bene e la Salute Globale. Divorai il programma di studi: Medicina Tradizionale Cinese, Floriterapia di Bach, Reflessologia Plantare, Anatomia e Fisiologia, Chimica, Medicina Energetica, Nutrizione Naturale, Fito e Gemmoterapia, Aromaterapia – fantastico, che meraviglia! Mi iscrissi immediatamente e iniziai la scuola per pura passione mentre continuavo a lavorare in azienda.

A weekend alterni andavo a scuola a Milano. Allora non esisteva l’online e la scuola era nella vecchia sede, in un maltenuto appartamento vicino a porta Genova. Quando arrivavo per le lezioni mi sentivo a “casa” e per due giorni ero felice come una bambina: non vedevo l’ora di imparare, di ascoltare i docenti su materie che sentivo affini. Provavo un fascino profondo per la Medicina Tradizionale Cinese, di struttura millenaria e molto complessa, ma allo stesso tempo di grande facilità intuitiva. Questa antica scienza medica rivelava ai miei occhi una visione nuova di me e del mondo. (link alla MTC o al mio testo).

Compresi allora che il mio Pancreas non mi aveva tradito. Forse ero io ad aver tradito lui? Forse lui si era fatto carico di tutta la mia sofferenza, di tutte quelle emozioni che non ero riuscita a riconoscere, a condividere e a far fluire dentro di me? Che meraviglia!

Ecco perché la causa del diabete è ignota, ecco perché gli attacchi di panico si curano con gli ansiolitici. Si è persa la parte “sacra” della Realtà e dell’Essere Umano, quella parte sottile e invisibile che non viene più integrata nel vissuto dell’Uomo di oggi. L’Uomo di oggi è ingabbiato nelle strutture della Mente che analizza, parcellizza e perde d’occhio l’Intero, va nelle parti e rinuncia alla connessione tra esse che non è misurabile con gli strumenti che sondano la materia. Eppure questa Sacralità io l’avevo trovata presso gli Aborigeni australiani, gli Sciamani messicani, presso le tribù della Tanzania, della Namibia, del Madagascar, del Vietnam e adesso nei fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese.

Rapita da questa passione, e mentre guarivo dagli attacchi di panico, continuavo i miei studi e davo inizio ad un lavoro approfondito su di me con metodiche e rimedi naturopatici che mi aiutavano a destrutturare paure, rigidità, convinzioni profonde, limiti, credenze, malesseri (anche fisici), snodi inconsci che venivano a galla (tutte strutture della Mentre che imprigionano l’Anima): un vero e proprio lavoro alchemico di trasformazione fisica, emotiva, esistenziale.

Mi percepivo sempre più in armonia col mio mondo interiore e tutto mi sembrava così naturale e facile. Dolcemente, entravo sempre più in contatto con me stessa, con la mia Natura, con ciò che mi faceva gioire intimamente. Il processo fu inarrestabile: avevo dato inizio allo smantellamento delle sovrastrutture che fino a quel momento avevano garantito le mie relazioni col mondo esterno.

E’ vero: i crolli sono dolorosi e le rotture fanno male, ma liberano una quantità di energia inimmaginabile, altrimenti bloccata nella sofferenza esistenziale. Nel mio caso, questa energia mi ha dato la forza di lasciare l’azienda semplicemente perché sapevo che quello non era il mio posto. Scelte controcorrente, ma finalmente autentiche.

Tutto bene, allora. No, non è così che funziona. Avevo lasciato un lavoro che non sentivo mio, ma non sapevo cosa avrei fatto della mia vita. Vivevo un’altalena di emozioni, sempre in bilico tra la felicità e la tristezza. Stavo concludendo i miei studi alla SIMO, ma il pensiero di diventare Naturopata non mi sfiorava proprio. Erano gli anni 2006-2007 e la Naturopatia era ancora un tabù di cui si poteva parlare solo con pochi (pazzi)!

Con la mia esperienza in controllo di gestione e organizzazione aziendale e l’ottima conoscenza della lingua inglese, avrei potuto ottenere un posto dirigenziale in aziende importanti, ma tutto questo sapeva di vecchio per me e non potevo più accettarlo. In questo tempo per me sospeso, cominciai la tesi di Naturopatia insieme alla mia cara collega Claudia Barzaghi presso la Clinica di Fertilità di Locarno. Dovevamo condurre uno studio basato su parametri scientifici al fine di verificare il valore aggiunto della Naturopatia integrata alla Medicina Occidentale. La nostra ricerca intendeva dimostrare, in particolare, quanto fosse importante includere la visione globale olistica nei percorsi di medicina specialistica. Il dott. Stamm, ginecologo e primario della Clinica, ci accolse con sorprendente curiosità e ci consentì di lavorare con le coppie a cui lui dava una diagnosi di infertilità idiopatica per verificare se l’intervento naturopatico potesse aiutarle senza insistere con un numero eccessivo di inseminazioni artificiali e i relativi protocolli ormonali, così impegnativi da un punto di vista fisico ed emotivo.

Per un anno e mezzo, ogni giovedì arrivavamo nella bellissima Locarno, sul lago, e incontravamo una media di 8 coppie, a cui prescrivevamo rimedi naturopatici, come i Fiori di Bach e i gemmoderivati (che allora in Svizzera era già mutuabili!), e su cui praticavamo la riflessologia plantare. Fu un’esperienza umana indimenticabile e una soddisfazione indescrivibile ad ogni concepimento senza inseminazione. Al termine del nostro studio, il gruppo delle 25 coppie che aveva seguito il percorso naturopatico, presentava una probabilità e mezzo in più di concepire e portare a termine la gravidanza rispetto al gruppo di controllo che aveva seguito esclusivamente i protocolli medici. Per noi rappresentò un risultato grandioso e una gioia infinita! Ringrazierò per sempre il dott. Stamm per la sua ampiezza di Pensiero e di Cuore, un grande medico illuminato.

L’entusiasmo fu tale che continuammo a lavorare con le coppie che avevamo seguito. I benefici della Naturopatia non si limitavano al solo aspetto della fertilità, ma coinvolgevano anche la salute fisica e psichica di quelle coppie. Nel corso di questa esperienza, assistemmo a trasformazioni inaspettate, quasi “miracolose”, e mi convinsi che stavamo facendo qualcosa di importante per la salute del corpo, della mente e dell’anima delle persone. Mi resi conto, mio malgrado e con un brivido di paura, che tutto ciò non poteva rimanere tra noi, che tutto ciò meritava di essere messo a disposizione di altri. Ma come fare? In Italia e a Rivergaro dove vivevo, la Naturopatia era praticamente sconosciuta, spesso snobbata e svilita dai medici, decisamente incompresa dai non addetti ai lavori. Quindi: come fare?

Aprire uno studio di Naturopatia a Rivergaro mi sembrava un’impresa ardua, impossibile, ma il mio compagno di vita, Ivano, mi spronava: “Claudia, ci devi provare. Cosa può accadere di male? Puoi fallire? E allora tornerai indietro, ma se rinunci ora, lo rimpiangerai per sempre.” Ricordo la confusione di quel periodo, la paura di chiedere un prestito in banca, i dubbi, le domande. Stremata da quella battaglia interiore, mi affidai, semplicemente mi affidai. E dopo qualche giorno, giunse il segno che attendevo: una delle coppie che stavo seguendo mi chiamò, ricordo ancora una voce femminile che tra le lacrime urla “sono incinta!” A quel punto, dopo l’ennesimo “miracolo” per me, la decisione era presa.

Anno 2009: l’inizio! Da qui, racconto la mia storia al presente.

La banca mi concede il prestito per l’affitto di un piccolo studio in Piazzetta S.Rocco a Rivergaro. In questo luogo dal fascino un po’ magico (link) voglio far conoscere la Naturopatia, voglio aiutare le persone a stare meglio e devo anche pagare un mutuo! La sfida mi terrorizza perché non mi sento all’altezza, non mi sento pronta, ma poche importantissime persone scelgono di credere in me e mi sostengono. Elena, cognata e soprattutto amica intima e anima speciale, bravissima fisioterapista, comincia ad affidarmi quei pazienti che vivono disagi emotivi, i miei primi clienti; tengo conferenze gratuite per far conoscere i contenuti della Naturopatia, e piano piano “i clienti” arrivano per passaparola. I sintomi fisici ed emotivi, il linguaggio con cui l’Anima sofferente ci parla, si trasformano e si trasformano le persone che vengono nel mio studio. Non è sempre facile: in certi momenti devo superare il panico, rompere il senso di vergogna, ignorare l’insicurezza, accettare che gli altri non mi riconoscano o che mi deridano, ma raccolgo la sfida con me stessa e sono decisa a superarla. Certo, consigliare i rimedi naturopatici quando le farmacie e le erboristerie non distribuiscono gemmoderivati, Fiori di Bach, Fiori australiani, oli essenziali puri e idonei all’aromaterapia è complicato, per me e i miei clienti. C’é solo una farmacia (e una splendida farmacista) in città che può aiutarmi ma reperire i rimedi resta difficoltoso, e allora…

Complice il mio meraviglioso compagno di vita, apriamo una “Farmacia dei Profumi”, l’Alambicco (link) . Ovviamente non é una farmacia e non é un’erboristeria tradizionale: é la farmacia del futuro, dove l’“alchimista” prepara rimedi personalizzati e non finalizzati a spegnere semplicemente il sintomo. Nella nostra “farmacia” non diamo il Malox per mettere a tacere la gastrite, ma chiediamo: hai la gastrite, quali emozioni non riesci a digerire? come dormi? come mangi?
Allora cerchiamo un olio, una pianta o un Fiore che lavori contemporaneamente sull’infiammazione dello stomaco e sulle emozioni che l’hanno generata. Lavoriamo sull’origine del dolore, per impedire che il sintomo si cronicizzi e ci renda dipendenti a vita da un farmaco. L’Alambicco rappresenta un prototipo di “farmacia” per la nuova cultura medica integrata del futuro, lo credo fortemente.

Nel frattempo, Ivano – che per passione già faceva il sapone a mano in casa – studia e realizza cosmetici a base di materie prime completamente naturali. La nostra cantina si trasforma in un piccolo laboratorio cosmetico ad uso familiare, dove Ivano sperimenta con unguenti, burri, oli vegetali, oli essenziali specifici e selezionati dopo un’attenta ricerca presso i fornitori, e crea creme per il viso e per il corpo, ma soprattutto deliziosi profumi composti con oli essenziali, grazie alla sua spiccata e naturale abilità olfattiva. Nel 2011 nasce l’Alambicco, dove prepariamo rimedi naturali, vendiamo oli essenziali ad uso terapeutico e produciamo cosmetici naturali al 100%, saponi e prodotti per la bellezza del corpo e dell’anima, tutto senza chimica, solo Natura. Insieme alla “Farmacia dei Profumi” vede la luce anche Spazio Indaco, uno spazio dedicato alle discipline olistiche: la Naturopatia – trasferisco il mio studio proprio qui – lo Yoga, la Meditazione, la fisioterapia integrata, poiché Elena con nostra grande gioia si era unita al nostro progetto. Solo due pazzi come noi potevano lanciarsi in questa avventura. Dopo qualche anno si unisce a noi mia sorella Silvia!

Claudia Polenghi - La mia storia

Un’altra sfida mi attende in quegli anni. Subito dopo l’avvio delle nostre nuove attività, durante uno dei consueti controlli per il diabete, emergono esami epatici con valori di transaminasi molto alti. Di nuovo inizia per me un iter diagnostico impegnativo: infettivologia per verificare la presenza di forme virali particolari (il mio amore per il viaggio mi portava a visitare vari Paesi, anche tra i più poveri al mondo, e in quel momento ero appena rientrata dalla Tanzania), gastroenterologia per eco e biopsia al fegato, gastroscopia ed esami ematici, indagine su autoanticorpi, tutti rigorosamente ad esito negativo. I medici non sanno, non capiscono, non riescono a spiegarmi. Paura, panico, e di nuovo quel senso di smarrimento di fronte a esami che non mi danno una diagnosi. Io mi sento terribilmente stanca, le sclere degli occhi sono gialle, percepisco la malattia. Nella visione della Medicina Tradizionale Cinese, i miei sintomi hanno un inquadramento preciso e la diagnosi energetica é molto chiara. Intraprendo dapprima l’agopuntura, seguita dalla cromopuntura, e allo stesso tempo lavoro sugli aspetti emozionali con rimedi naturopatici.

Tutto ciò mi permette di affrontare insieme a mia madre l’ultima e definitiva visita medica, da un luminare epatologo di Milano: “buongiorno”, uno sguardo rapido tra palpebre ed occhiali, e poi la lettura del mio fascicolo (ormai un’enciclopedia), foglio dopo foglio in un silenzio raggelante. “Come si chiama? Dove abita? Che professione svolge?” Da bravo burocrate scrive tutte le mie risposte. “Qui la situazione non è delle migliori, le devo prescrivere questi CINQUE farmaci che prenderà a vita, credo. Signora”, si rivolge a mia mamma, “nel caso si accorgesse di comportamenti anomali da parte di sua figlia si rivolga immediatamente allo psichiatra poiché alcuni di questi farmaci possono indurre il suicidio; pensi che il mese scorso si è suicidato un mio paziente della stessa età di sua figlia, lasciando moglie e due bimbi piccoli”. Mia madre balbetta qualcosa, poi il silenzio, il suo viso sconvolto. Ricordo nitidamente il mio profondo disgusto (un medico non poteva parlare così!!) per quella frase e la piena consapevolezza che se avessi voluto uscirne avrei dovuto occuparmi di me, coi miei mezzi e con i professionisti di cui mi fidavo.

Allora inizio la Cura di me: se gli organi sono Dei, come diceva Jung, essi vanno ascoltati e rispettati; se gli organi si fanno carico di vissuti emotivi che non riusciamo a trasformare, come diceva la Medicina Cinese, vanno alleggeriti, curando le emozioni … sembra paradossale ma, a tratti, occuparmi di me mi dà gioia: mi circondo delle sole persone che mi “nutrono”, faccio meditazione due o più volte al giorno ed entro in contatto con la mia parte più profonda. Mi sento, mi percepisco, sono con me, così vicina a me, e proprio lì emergono le risposte più chiare ed oneste. Ora comprendo perché il mio Fegato si é “arrabbiato”, dialogo con Lui, gli prometto che farò di tutto per non tradirlo mai più.

Comincio a fare scelte a me consone (quando sei malato è più facile, la malattia “aiuta” a fare cose che tu non avresti il coraggio di fare mai, è come ti autorizzasse), mi alimento, per facilitarne la depurazione, con estratti di foglie verdi (ricordo la gioia di pulire e preparare le verdure per i miei buonissimi estratti) e cibo rigorosamente vegetale, faccio cromopuntura. Riposo, leggo, mi rifugio, sola, in Natura, la grande Guaritrice, nella completa fiducia nel mio corpo e nelle sue risorse. Recupero la frequenza interiore di quando ero in Australia e nei miei viaggi, di quando ero autenticamente me stessa!

Lentamente i valori delle transaminasi scendono, imparo a vivere in maniera autentica e audace, poiché quello é il mio compito in questo momento. Guarisco definitivamente e rinasco. Semplicemente, rinasco. Ed eccoci ad oggi, dopo 9 anni!! Tante esperienze in studio e in erboristeria, tanti percorsi condivisi e maturati, tante persone coraggiose che ho accompagnato nelle sedute di naturopatia, tante prove di vita e tante esperienze umane di profondo significato.

La naturopatia mi ha regalato tutto questo.

Nel frattempo continuo a specializzarmi costantemente, studiando e approfondendo i temi che più amo. E continuo a lavorare su di me con vari strumenti che sento idonei alla mia crescita umana di volta in volta e che mi sono di enorme supporto per il mio percorso di vita e di essere umano che oggi si sente “diverso” perché è al servizio dell’Umanità e non un’inutile e inerme presenza immersa nella sofferenza del mondo. Oggi mi sento ancor più una “diversa” di quando ero ragazzina e non solo non ne soffro più ma ne gioisco nel profondo.
Il mio viaggio continua, mi sento sempre all’inizio, perché il lavoro su di sé è infinito, a tratti difficile e spietato, a tratti ricco di meraviglia.

Mi auguro che la mia storia possa essere d’ispirazione per altri poichè ognuno di noi può tornare alla Gioia e alla Pienezza di Vita trasformando il dolore e la sofferenza Umana attraverso il ritorno alla Natura e alla sacralità della Vita stessa!

Grazie infinite per aver letto la mia storia
Claudia